'Il trionfo del Tempo' attribuito a Jacopo del Sellaio, 1480-90 (Museo Bandini, fiesole). Cronos il Dio del tempo, sovrasta tutto e tutti regolando il moto del foliot. Anche lui però si regola con una clessidra che tiene nella mano. Il quadrante decorato con un sole dardeggiante (padre della misurazione del tempo), è diviso in ventiquattro ore disposte dal'estremo inferiore in senso antiorario.

 

 

            


 

      E’ proprio vero che il tempo è la quarta dimensione, insieme allo spazio. A pensarci bene  non c’è niente che non sia in un modo o nell’altro legato al passare del tempo!

Insieme a quello dell’infinito, il concetto del tempo scivola via dalle nostre riflessioni, sempre prima che si lasci conoscere fino infondo. D’altra parte però, come si sa, l’uomo ha sempre avuto il bisogno di catalogare, di definire, di illudersi di aver compreso: è come un irresistibile bisogno di raggiungere una condizione di minimo potenziale, come avviene sempre in natura.  E, come i bambini che forzano la sfera di gomma dentro la cava a parallelepipedo solo per illudersi di aver trovato la soluzione, così, per evitare di entrare nei loop ‘e’ nato prima l’uovo o la gallina’, si danno delle definizioni a ‘misura d’uomo’ ai misteriosi concetti che ci circondano: basta sapere quel tanto che basta per utilizzarli poi in pratica. Ecco che il ‘tempo’ diviene ‘il susseguirsi di istanti in cui avvengono delle azioni o dei cambiamenti’, e ci si può  accostare all’infinito  nelle tre dimensioni spaziali pensandolo come, per esempio, un insieme di sfere di raggio r , t.c. per ogni sfera di raggio r ne esiste una di raggio r+1, per ogni r naturale.

Da sempre infatti, il tempo è legato ad azioni, cambiamenti e movimenti: divenire giorno, divenire notte, il passare di un astro, il muoversi di un ombra. Anche oggi potremo dire di associarlo al movimento delle sfere di un orologio. Allora perché non misurare la causa proprio dai suoi effetti? Perché insomma non misurare il tempo sfruttando i suoi effetti visibili? E così è stato. L’intervallo madre di riferimento è stato evidentemente il giorno, diviso a sua volta in sottointervalli. Il tempo che passava era associato al movimento del sole, allo spostamento dell’ombra di un palo conficcato a terra (gnomone), o di una meridiana. Poi è stato associato al passaggio dell’acqua da un vaso all’altro (orologio ad acqua), o della sabbia tra due contenitori di vetro collegati da un piccolo foro (clessidra). In Cina era associato al bruciarsi progressivo di un bastoncino di argilla e segatura, che ad intervalli regolari lasciava cadere delle biglie in un vaso metallico, e così ‘battevano’ il tempo (orologio a combustione). In Europa c’erano le candele tarate o le lampade ad olio con serbatoio trasparente graduato.

Dal XIII sec. fino a pochi anni fa’ è stato associato al movimento di un treno di ingranaggi, in ultima analisi reso costante da un ‘regolatore’. Il regolatore è un qualcosa che il passare del tempo muove in modo ciclico e pressoché regolare: un volano, un pendolo, un bilanciere a molla.

Abbiamo insomma sempre pensato e misurato il tempo in base alle sue oggettive conseguenze sugli astri o sugli avvenimenti. Il tempo lo misuriamo uguale per tutti.

E se invece non fosse così?!

E se il tempo vero fosse invece soggettivo, e malleabile?!

La matematica ci dimostra che alla velocità della luce succedono delle cose meravigliose: con un po’ di fantasia potremo vedere la nostra infanzia dallo spazio, oppure potremo ritornare sulla terra e vedere i nostri figli più vecchi di noi! Visto che ogni orologio misura il tempo da movimenti dettati dal tempo stesso, facendo un viaggetto alla velocità della luce, ritorneremo a casa con il nostro orologio indietro di qualche ora!

            Credo che queste considerazioni bastino per comprendere come sia limitata la nostra definizione di tempo.