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E’ proprio vero che il tempo è la quarta dimensione, insieme
allo spazio. A pensarci bene
non c’è niente che non sia in un modo o nell’altro
legato al passare del tempo!
Insieme a quello
dell’infinito, il concetto del tempo scivola via dalle nostre
riflessioni, sempre prima che si lasci conoscere fino infondo.
D’altra parte però, come si sa, l’uomo ha sempre avuto il
bisogno di catalogare, di definire, di illudersi di aver compreso:
è come un irresistibile bisogno di raggiungere una condizione di
minimo potenziale, come avviene sempre in natura.
E, come i bambini che forzano la sfera di gomma dentro la
cava a parallelepipedo solo per illudersi di aver trovato la
soluzione, così, per evitare di entrare nei loop ‘e’ nato
prima l’uovo o la gallina’, si danno delle definizioni a
‘misura d’uomo’ ai misteriosi concetti che ci circondano:
basta sapere quel tanto che basta per utilizzarli poi in pratica.
Ecco che il ‘tempo’ diviene ‘il susseguirsi di istanti in
cui avvengono delle azioni o dei cambiamenti’, e ci si può
accostare all’infinito
nelle tre dimensioni spaziali pensandolo come, per esempio,
un insieme di sfere di raggio r , t.c. per ogni sfera di raggio r
ne esiste una di raggio r+1, per ogni r naturale.
Da sempre infatti, il tempo è legato ad
azioni, cambiamenti e movimenti: divenire giorno, divenire notte,
il passare di un astro, il muoversi di un ombra. Anche oggi
potremo dire di associarlo al movimento delle sfere di un
orologio. Allora perché non misurare la causa proprio dai suoi
effetti? Perché insomma non misurare il tempo sfruttando i suoi
effetti visibili? E così è stato. L’intervallo madre di
riferimento è stato evidentemente il giorno, diviso a sua volta
in sottointervalli. Il tempo che passava era associato al
movimento del sole, allo spostamento dell’ombra di un palo
conficcato a terra (gnomone), o di una meridiana. Poi è stato
associato al passaggio dell’acqua da un vaso all’altro
(orologio ad acqua), o della sabbia tra due contenitori di vetro
collegati da un piccolo foro (clessidra). In Cina era associato al
bruciarsi progressivo di un bastoncino di argilla e segatura, che
ad intervalli regolari lasciava cadere delle biglie in un vaso
metallico, e così ‘battevano’ il tempo (orologio a
combustione). In Europa c’erano le candele tarate o le lampade
ad olio con serbatoio trasparente graduato. |
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Dal XIII sec. fino a pochi anni fa’ è
stato associato al movimento di un treno di ingranaggi, in ultima
analisi reso costante da un ‘regolatore’. Il regolatore è un
qualcosa che il passare del tempo muove in modo ciclico e pressoché
regolare: un volano, un pendolo, un bilanciere a molla.
Abbiamo insomma sempre pensato e misurato il
tempo in base alle sue oggettive conseguenze sugli astri o sugli
avvenimenti. Il tempo lo misuriamo uguale per tutti.
E se
invece non fosse così?!
E se
il tempo vero fosse invece soggettivo, e malleabile?!
La
matematica ci dimostra che alla velocità della luce succedono
delle cose meravigliose: con un po’ di fantasia potremo vedere
la nostra infanzia dallo spazio, oppure potremo ritornare sulla
terra e vedere i nostri figli più vecchi di noi! Visto che ogni
orologio misura il tempo da movimenti dettati dal tempo stesso,
facendo un viaggetto alla velocità della luce, ritorneremo a casa
con il nostro orologio indietro di qualche ora!
Credo che queste considerazioni bastino per comprendere
come sia limitata la nostra definizione di tempo.
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