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La nascita
dell’orologio meccanico
E’ molto
controversa la data di nascita del primo orologio meccanico,
inteso come un meccanismo che, periodicamente caricato, ha una
‘memoria’ del tempo che passa. Sembra comunque nata
nell'ultimo quarto del XIII sec. l’idea
del treno di
ingranaggi, trainato da un motore gravitazionale e periodicamente
frenato da uno ‘scappamento’ con ‘regolatore’. Quest’invenzione geniale
nella sua semplicità è ricca di filosofia e rispecchia al
massimo l'attitudine dell’uomo di associare al tempo che passa
un movimento ciclico! All’inizio si trattava solo di congegni
che, con grossolano errore giornaliero, battevano su una campana
in dati momenti della giornata. Solo nel XV sec. venne introdotto
il solo indice delle ore; ed in questo stesso secolo che
l’orologio da torre divenne motivo di orgoglio e di competizione
delle città. Nacquero allora complessi
meccanismi che indicavano, oltre all’ora , le
fasi lunari, il movimento dei pianeti, la periodicità delle
eclissi, il giorno, il mese, ecc. Spesso i quadranti erano divisi
in ventiquattro o dodici ore (ora astronomica), oppure in sei ore
(ora italica). Altro simbolo di importanza erano
gli automi,statue di vario genere che percuotevano le campane al
momento di battere le ore, come i ‘Mori’ dell'omonima Torre di
P.za S.Marco a Venezia o l'automa che suonava la tromba, fra
quelli dell'orologio della torre di Modena. Nei
quadranti di questo periodo è molto forte il legame con il sole e
gli astri, simboli eterni del passare ciclico’ del tempo
(sfondi blu con stelle disegnate o dorate, sagome di soli dorati e
dardeggianti sulle sfere, disegni dei segni zodiacali). Tra gli
orologi risalenti al XV - XVI sec., vale la pena di ricordare, tra i tanti,
quello di P.zza S.Marco a Venezia e quello antico di Macerata. Entrambi vennero costruiti da Gian Paolo e
Gian Carlo Ranieri di Reggio, costruttori anche degli orologi di
Reggio. Nel corso dei
secoli l’originale meccanismo dell’orologio di P.zza S.Marco
è stato completamente ricostruito negli anni 1753-1759 da
Bartolomeo Ferracina, poi modificato da Luigi De Lucia nel 1858.
Dell’antico orologio di Macerata rimane oggi solo una piccola
parte del meccanismo (il telaio, i tamburi con le ruote maestre e
poco altro).
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