SOMMARIO

- La nascita dell'orologio meccanico

- Lo scappamento ed il regolatore

- L'orologiaio artigiano alle prese con la forgia

- La rivoluzione industriale di fine ottocento


 

Vecchio disegno di un classico treno di ingranaggi.

 Dal basso: ruota maestra, due ruote guida, scappamento (in questo caso si tratta di uno scappamento Foliot a ruota).             1

 

Quadrante anteriore dell’orologio di P.za S.Marco a Venezia (1499). Originariamente indicava le ore, la data, il mese, lo zodiaco, e il moto dei sette pianeti conosciuti nel XV sec., compresi Sole e Luna (all’epoca considerati tali). In seguito è stato modificato e da pochi anni sono state riportate alla luce le vecchie 24 cifre romane, dietro a quelle arabe (due cicli da 12 ore).

 


 

La nascita dell’orologio meccanico

      E’ molto controversa la data di nascita del primo orologio meccanico, inteso come un meccanismo che, periodicamente caricato, ha una ‘memoria’ del tempo che passa. Sembra comunque nata nell'ultimo quarto del XIII sec. l’idea del  treno di ingranaggi, trainato da un motore gravitazionale e periodicamente frenato da uno ‘scappamento’ con ‘regolatore’. Quest’invenzione geniale nella sua semplicità è ricca di filosofia e rispecchia al massimo l'attitudine dell’uomo di associare al tempo che passa un movimento ciclico! All’inizio si trattava solo di congegni che, con grossolano errore giornaliero, battevano su una campana in dati momenti della giornata. Solo nel XV sec. venne introdotto il solo indice delle ore; ed in questo stesso secolo che l’orologio da torre divenne motivo di orgoglio e di competizione delle città. Nacquero allora complessi meccanismi che indicavano, oltre all’ora , le fasi lunari, il movimento dei pianeti, la periodicità delle eclissi, il giorno, il mese, ecc. Spesso i quadranti erano divisi in ventiquattro o dodici ore (ora astronomica), oppure in sei ore (ora italica). Altro simbolo di importanza erano gli automi,statue di vario genere che percuotevano le campane al momento di battere le ore, come i ‘Mori’ dell'omonima Torre di P.za S.Marco a Venezia o l'automa che suonava la tromba, fra quelli dell'orologio della torre di Modena. Nei quadranti di questo periodo è molto forte il legame con il sole e gli astri, simboli eterni del passare ciclico’ del tempo (sfondi blu con stelle disegnate o dorate, sagome di soli dorati e dardeggianti sulle sfere, disegni dei segni zodiacali). Tra gli orologi risalenti al XV - XVI sec., vale la pena di ricordare, tra i tanti, quello di P.zza S.Marco a Venezia e quello antico di Macerata. Entrambi vennero costruiti da Gian Paolo e Gian Carlo Ranieri di Reggio, costruttori anche degli orologi di Reggio. Nel corso dei secoli l’originale meccanismo dell’orologio di P.zza S.Marco è stato completamente ricostruito negli anni 1753-1759 da Bartolomeo Ferracina, poi modificato da Luigi De Lucia nel 1858. Dell’antico orologio di Macerata rimane oggi solo una piccola parte del meccanismo (il telaio, i tamburi con le ruote maestre e poco altro).

 

 

Automi dell’orologio di P.zza S.Marco a Venezia. Sono bronzi fusi nel 1487 da Mastro Antonio delle Ancore.Sono denominati ‘Mori’ per via della loro patina scura di ossido. I due percussori a rilascio visibili nella foto (ora scollegati) battevano a mezzogiorno e a mezzanotte sei cicli da ventidue rintocchi (in totale 132 colpi): questa suoneria venne introdotta dal Ferracina e funzionò fino al 1915, quando venne tacitata per motivi bellici.